Nell'articolo precedente ho parlato del passato della Spagna, dalla Guerra Civile alla dittatura alla democrazia. Oggi la Spagna è un paese libero e in crescita malgrado quanto che accade nel mondo, argomento su cui il suo premier ha assunto una posizione molto seria. Sarebbe nostro interesse prendere esempio dal suo governo.
Ma tutto questo potrebbe finire presto: la democrazia spagnola è sotto continuo attacco da forze interne ed esterne. Se volete sapere quali inimmaginabili trame internazionali siano in gioco, dovete arrivare sino in fondo all'articolo.
Qual è il pericolo per la Spagna?
La tecnica è vecchia come il mondo: una "potenza straniera" favorisce la carriera di politici di diverse tendenze e li indirizza su interessi esterni. Nel caso spagnolo, ci sono due aspetti importanti da tenere presenti:
-la Spagna è uno Stato federale diviso in Comunità autonome (come gli USA, solo più in piccolo) quindi, oltre al governo centrale ora presieduto da Pedro Sanchez del PSOE, il Partito Socialista, vanno considerati anche i governi delle singole Comunità
-la Spagna è un Paese multiculturale, con quattro lingue ufficiali (ma ne esistono ben di più) e con pulsioni separatiste in certe aree, soprattutto quelle più ricche come la Catalogna, dominata fino al 2024 da una formazione indipendentista di destra (simile alla Lega Lombarda, poi Lega Nord, in Italia).
Per minare la democrazia di un Paese, la "potenza straniera" deve neutralizzarne le componenti moderate (centro-sinistra, centro-destra), favorendo invece tutti i conflitti già esistenti: estremismi politici, religiosi o separatisti.
Le tensioni risultanti generano insicurezza nella maggioranza dell'elettorato e lo portano a rifugiarsi in una figura politica di ultradestra che prometta di risolvere con la forza tutti i problemi (anche quelli inventati a scopo di propaganda). Basta quindi che la "potenza straniera" abbia il controllo dell'ultradestra e il gioco è fatto.
Sintomi di destabilizzazione
Nei primi anni Duemila in Spagna le forze principali erano
-il PP (Partido Popular), che con il suo leader José Maria Aznar dal centro-destra si stava spostando verso destra, forse per recuperare un po' di voti dai nostalgici del regime finito nel 1975, di cui parlavo nel post precedente
-il PSOE (Partido Socialista Obrero Español, di centro-sinistra) che con José Luis Rodriguez Zapatero si stava ripulendo dalla corruzione (oggi però ancora presente in entrambi i partiti). La vittoria elettorale di Zapatero nel 2004, dopo gli attentati dell'11 marzo, portò a un governo progressista, avanti rispetto ai tempi, apprezzato da moltissimi in Europa.
Quindi la "potenza straniera" doveva far cadere il PSOE.
L'occasione si presentò quando nel 2010 la crisi economica globale, partita dagli USA nel 2007-08, si fece sentire pesantemente anche in Europa e, quindi, in Spagna. Non era colpa di Zapatero, dato che le cause erano esterne, ma la gente comune non era in grado di capirlo e lui fu additato dalla destra come capro espiatorio.
Nel 2011 sorse a sinistra del PSOE il movimento "antipolitico" degli Indignados, che criticava il bipartitismo e l'austerità europea conseguente alla crisi globale. Con molitudinarie proteste quotidiane durate mesi, gli Indignados indussero Zapatero a lasciare il governo e convocare elezioni anticipate.
Il nuovo candidato del PSOE era l'ex ministro dell'Interno Alfredo Pérez Rubalcaba, che aveva appena ottenuto un risultato di enorme importanza storica: convincere i separatisti baschi dell'ETA ad abbandonare il terrorismo dopo mezzo secolo di attentati, 854 vittime e oltre 3000 feriti. Ma chi fa veramente le cose non viene mai considerato, conta solo chi lancia false promesse elettorali.
Alle elezioni vinse infatti il PP guidato da Mariano Rajoy, già ministro nel governo Aznar, che, oltre a imporre un'austerità più severa, aumentò le tasse alle classi lavoratrici e si premurò di annullare le riforme progressiste di Zapatero.
Non deve passare inosservato un dettaglio fondamentale: un movimento "di sinistra" favorì la vittoria di un partito di destra. L'obiettivo opposto a quello degli Indignados. O forse no?
Cosa c'era dietro?
Con la destra al potere, dopo il colpo inferto ai socialisti si apriva uno spazio che nel 2014 fu colmato da un nuovo partito, Podemos, con l'intenzione di conquistare soprattutto tra i giovani i voti normalmente destinati a PSOE e altri partiti della sinistra, per diventarne la forza dominante. Vi fecero carriera varie figure emerse dagli Indignados. Vediamone i referenti all'estero.
1) Vari fondatori di Podemos, tra cui il suo leader Pablo Iglesias, provenivano dalla CEPS. fondazione di orientamento "anticapitalista" che tra il 1993 e il 2016 fornì consulenze politiche a governi locali e stranieri, soprattutto latinoamericani, Il ministero della Cultura del Venezuela dichiarò di avere pagato sette milioni di dollari alla fondazione CEPS per le sue consulenze. Questo beninteso non dimostra che il Venezuela abbia finanziato gli Indignados e Podemos, che in ogni caso si è visto essere in sintonia politica e in collaborazione prima con Chavez e poi con Maduro.
2) Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, lavorò dal 2013 al 2015 come conduttore per la rete televisiva HispanTV con sede a Madrid, di proprietà della Repubblica Islamica dell'Iran, che se ne serviva a scopo di propaganda. Anche questo non dimostra che l'Iran abbia finanziato Podemos, ma spiega la reticenza di quest'ultimo a parlare delle violazioni di diritti umani da parte del regime degli ayatollah
3) Podemos ha assunto spesso posizioni (anche in termini di importanti votazioni al Parlamento Europeo) favorevoli agli interessi della Russia, unico alleato al mondo dell'Iran e Paese molto influente sul Venezuela, i cui principali partner stragici e commerciali erano appunto Russia e Iran.
Cos'è successo in Spagna?
Il governo del PP di Mariano Rajoy (dicembre 2011-giugno 2018) è stato caratterizzato da
-leggi più restrittive su libertà di espressione e altre questioni, con una visione ultraconservatrice e ultracattolica
-forte influenza da destra sulla magistratura (che prosegue ancora oggi)
-teso confronto con gli indipendentisti in Catalogna, con un lungo periodo di gravi disordini, quasi a rischio di una guerra civile
-operazioni illecite di spionaggio e/o disinformazione a danno di rivali politici come Podemos e gli indipendentisti catalani; in seguito, conversazioni telefoniche di Pedro Sanchez e altri membri del PSOE sono state intercettate illegalmente usando il software spionistico Pegasus fabbricato in Israele
-svariati casi di corruzione e fondi neri, che alla fine avrebbero portato alla defintiva caduta del governo del PP di Rajoy nel 2018, aprendo la strada ai governi progressisti di Pedro Sanchez.
L'antipolitica e il populismo avevano sottratto voti alla "sinistra tradizionale", strategia risultata efficace in Italia ma non altrettanto in Spagna, dove con Pedro Sanchez il PSOE si era ripreso.
Podemos, pur essendo spesso critico nei confronti di Sanchez, si è alleato con il PSOE nel governo 2020-23 ma - anche a causa del distacco di una sua parte, il gruppo Sumar - non è entrato nel governo formato dopo le elezioni del 2023. Di recente si è discusso di una nuova possibile formazione che raccolga forze a sinistra del PSOE.
Nel frattempo, grazie al dialogo tra PSOE e forze indipendentiste, il separatismo della Catalogna si è ridimensionato, nella regione è tornata la calma e ora il governo autonomo locale è presieduto dal socialista catalano Salvador Illa.
Le scelte di Sanchez e del suo governo, tra cui quelle sull'approvvigionamento energetico, hanno permesso alla Spagna di diventare un'economia trainante in Europa senza rinunciare a uno stato sociale sostenibile.
Ma tutto questo potrebbe finire tra un anno o poco più.
Il fenomeno dell'ultradestra
Dal dicembre 2013, esiste in Spagna una nuova formazione politica di ultradestra chiamata Vox.
La sua tattica, finora attuata con successo, consiste nel sottrarre voti al PP, attirando i nostalgici della dittatura e rifiutando quella che in Spagna è definita "memoria democratica". Ma la sua propaganda (secondo cui la maggior parte dei reati - anche se non è vero - sarebbe commessa da immigrati, o l'educazione sessuale nelle scuole sarebbe una minaccia per i bambini) alimenta xenofobia, omofobia e transfobia, in modo da raccogliere sostegno da persone confuse, spaventate o aggressive. Infine, con la sua politica di stampo machista, attrae moltissimi giovani elettori maschi.
Il risultato: trascinare sempre più a destra anche il PP, che non solo teme di perdere il proprio elettorato ma, non potendo più governare da solo in numerose Comunità autonome, deve venire a patti con Vox per averne appoggio e alleanze.
Da dove arriva l'ultradestra?
Vox è nato dalle componenti più estremiste del PP e ha trovato nuovi finanziatori, il cui denaro viene dall'estero.
Tra questi i MEK, i "Mujaheddin dell Popolo" di cui ho parlato nel post dedicato all'Iran: sono gli ex rivoluzionari iraniani del 1979, estromessi all'epoca dall'ayatollah Khomeini, da allora in esilio, che vorrebbero fondare un nuovo regime a Teheran e da tempo sono un'organizzazione influente sostenuta da Israele. A me viene da pensare che, se i soldi dei MEK arrivano da Israele e i MEK hanno finanziato Vox, di fatto Vox abbia ricevuto indirettamente denaro da Israele.
Sappiamo che i MEK sono vicini all'attuale presidente USA, cui hanno fornito consulenza nell'attacco all'Iran nel 2020. Poiché ora USA e Israele bombardano l'Iran (con il permesso dall'alto della Russia e l'approvazione in Spagna di PP e Vox) è plausibile che i MEK sperino di avere parte in un ancora ipotetico cambio di regime in Iran e che contino sull'ascesa al potere dell'ultradestra in tutta Europa per garantirsi alleati una volta insiediatisi a Teheran
Vox inoltre ha ricevuto prestiti dall'Ungheria, da anni sotto il governo autoritario di Viktor Orban e del suo partito Fidesz, contrario all'Unione Europea, ai diritti LGBTQ+ e all'immigrazione, e ben noto alleato della Russia.
Ma c'è un altro finanziatore di Vox: un'organizzazione spagnola chiamata Hazte Oir ("Fatti sentire"), attiva dal 2001. Ultraconservatrice e ultracristiana, Hazte Oir è contraria al femminismo, all'aborto e ai diritti LGBTQ+, ed è collegata a un'analoga organizzazione internazionale chiamata World Congress of Families (WCF), che comprende anche esponenti dell'estrema destra cattolica negli USA (parte dell'elettorato dell'attuale presidente alla Casa Bianca).
Il WCF e Hazte Oir sono entrambi sostenuti economicamente dalla Russia tramite l'oligarca Konstantin Malofeyev, sanzionato per il suo coinvolgimento con l'invasione dell'Ucraina, vicino al Cremlino e alla Chiesa Ortodossa di Mosca che sostiene il Cremlino. Il WCF finanzia vari partiti dell'ultradestra europea, tra cui Fidesz in Ungheria, la Lega in Italia e Vox in Spagna (fonte: EPF - Foro Parlamentare Europeo per i Diritti Sessuali e Riproduttivi, rapporto "Tip of the Iceberg", giugno 2021).
La situazione oggi
Attualmente Vox si posiziona secondo le inchieste come la terza forza politica in Spagna dopo il PP e il PSOE, e la prima forza politica nelle intenzioni di voto dei giovani al di sotto dei 25 anni.
Alle prossime elezioni - entro l'agosto 2027, salvo anticipazioni - PP e Vox otterrebbero la maggioranza per governare insieme, mettendo la Spagna nelle mani dell'ultradestra religiosa finanziata dalla Russia, in cui molti spagnoli - senza nemmeno rendersene conto - vedono con gioia un ritorno ai tempi della dittatura di Francisco Franco: "Sogno e menzogna di Franco", per citare il titolo dell'opera di Picasso in apertura di questo post.
Ora quindi, con Pedro Sanchez, l'obiettivo della "potenza straniera" è lo stesso dei tempi di Zapatero.
Far cadere il PSOE.
In un prossimo articolo vedremo tutte le strategie messe in atto a questo scopo.

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