L'attacco all'Iran del 28 febbraio 2026 da parte degli USA e Israele, con la morte dell'ottantaseienne ayatollah Khamenei (da trentasei anni Guida Suprema dell'Iran, successore dell'ayatollah Khomeini), del suo consigliere per la sicurezza Shamkani e del comandante delle Guardie della Rivoluzione (Pasdaran) Papkour è al momento l'ultimo atto di uno stravolgimento degli equilibri mondiali posteriori alla Guerra Fredda, che tuttavia è iniziato proprio nelle fasi finali della Guerra Fredda, tra il 1987 e il 1991. Le regole però sono molto cambiate da allora. Vale anche per l'Iran.
Forse pochi ricordano il regime dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, sovrano che ottenne il potere assoluto nel 1953 con un golpe militare organizzato dai servizi segreti americano (CIA) e britannico (MI6) per sostenere gli interessi delle grandi compagnie petrolifere anglo-americane; non scordiamo che nel 1962 ebbe un "incidente mortale" Enrico Mattei dell'ENI che, guarda caso, aveva cercato di stringere invece accordi indipendenti sul petrolio persiano, vantaggiosi per l'Italia e per l'Iran. Malgrado lo Shah puntasse a una modernizzazione del paese grazie ai proventi delle risorse naturali del suo Paese, anche a prezzo di una laicizzazione forzata che non piaceva né alla gente comune né al clero islamico sciita più tradizionalista, il suo regime non era affatto democratico e si reggeva sul terrore della polizia segreta, la famigerata SAVAK.
Nel febbraio 1979, anche con l'appoggio del servizio segreto sovietico (il KGB, che voleva spezzare l'alleanza USA-Iran) si scatenò la Rivoluzione Islamica che scacciò lo Shah, morto in esilio nel luglio 1980. In realtà le componenti rivoluzionarie erano molte e includevano i MEK, la formazione islamico-marxista dei "Mujaheddin del Popolo", ma alla fine la fazione del clero islamico sciita dell'ayatollah Khomeini, divenuto Guida Suprema, prevalse su tutto e tutti. Si instaurò un regime teocratico mantenuto con la forza dalle Guardie della Rivoluzione Islamica (note anche come Pasdaran o con la sigla inglese IRGC). A fronte di uno sviluppo tecnologico perlopiù a scopo militare, la popolazione è costretta a fare di nascosto cose che altrove sarebbero normali. Una ragazza - rammentate Mahsa Amani - può essere arrestata e persino uccisa se qualcuno decide che non indossa l'hijab in modo corretto. Il potere si basa su un dogma: la convinzione ossessiva, ribadita quotidianamente al popolo, che USA e Israele vogliano distruggere l'Iran. E, a forza di insistere e agire di conseguenza fomentando gruppi terroristi in Libano, nello Yemen e a Gaza, la minaccia è divenuta reale.
Già nel 1980 quel regime non piaceva a nessuno. Neanche al vicino Iraq del dittatore Saddam Hussein, leader di una minoranza di laici e islamici sunniti, acerrimi rivali religiosi degli islamici sciiti che costituiscono la maggioranza della popolazione in Iraq e la quasi totalità di quella in Iran. Saddam attaccò l'Iran con il pretesto di un'annosa disputa sui confini e scatenò una guerra durata fino al 1988, che devastò economicamente e socialmente entrambi i Paesi. In questo Saddam era sostenuto da russi e americani ed ebbe dalla sua parte anche i MEK in esilio, tutti contro l'Iran degli ayatollah. Quando il conflitto Iraq-Iran finì, Saddam non poteva ripagare i prestiti ricevuti dal Kuwait (sunnita) e lo invase per non pagare i debiti e rubarne il petrolio; ma ne fu scacciato con la Prima Guerra del Golfo, autorizzata dall'ONU (a differenza della seconda, non autorizzata e basata invece su ragioni fasulle).
L'Iran di oggi è uno stranissimo mosaico: sempre teocrazia repressiva in mano ad ayatollah e Pasdaran, è alleato della Russia, cui fornisce i droni-kamikaze con cui viene di continuo bombardata la popolazione civile ucraina. L'Iran persegue un programma nucleare che il presidente USA Obama aveva cercato di regolamentare con accordi opportuni. L'Iran influenza religiosamente gli sciiti in Iraq, al potere dopo la Seconda Guerra del Golfo che gli USA di Bush Jr. credevano di avere vinto. L'Iran ha sostenuto il regime alawita-sciita di al-Assad in Siria, fino alla sua caduta nel dicembre 2024. L'Iran sostiene i ribelli sciiti Houthi nello Yemen e i combattenti sciiti Hezbollah in Libano. Ma, cosa strana, anche i palestinesi sunniti di Hamas, perché nemici di Israele; ma non tanto strana se si pensa che il primo sostenitore di Hamas è stato Israele stesso. Una delle chiavi di interpretazione fondamentali, di rado tenuta presente, è questa: ai leader non interessa il numero di vittime civili né tra le popolazioni "nemiche" né tra i propri connazionali, interessano solo i propri vantaggi politici, economici e, in alcuni casi, la creazione di situazioni di emergenza che li esonerino da procedimenti giudiziari in atto contro di loro.
Perché Israele ha appoggiato il suo "nemico" Hamas? Perché ciò che resta del territorio palestinese è diviso in due zone separate: la Striscia di Gaza e la Cisgiordania (quest'ultima in parte illegalmente occupata da coloni israeliani protetti dall'attuale governo). Poiché l'Autorità Palestinese riconosciuta nel mondo è quella dell'Organizzazione della Liberazione della Palestina (OLP), al governo israeliano serviva far sloggiare l'OLP dalla Striscia di Gaza. Hamas è servita a questo: prendendo il potere a Gaza con una guerra interna, ha garantito a Israele la presenza di un nemico "utile" nella Striscia. Infatti Hamas, realizzando lo spaventoso attacco terroristico in Israele del 7 ottobre 2023 (1200 morti e 247 ostaggi portati a Gaza, pochi dei quali ne sono usciti vivi), ha fornito all'attuale governo israeliano il pretesto per il genocidio a Gaza (e in parallelo per una rinnovata espansione in Cisgiordania). In sostanza, Hamas, cui è chiaro che non importa quanti palestinesi vengano sterminati, ha fatto un enorme regalo all'attuale premier israeliano, cui parimenti non importa se ostaggi o soldati israeliani muoiono in guerra: per lui l'importante è uccidere il maggior numero di palestinesi, bambini inclusi.
Perché l'Iran ha sostenuto il gruppo sunnita (non sciita, quindi "rivale" sul piano religioso) di Hamas, facendo alla fine dei conti gli interessi del premier israeliano in carica e giustificando il massacro dei palestinesi (che del resto sono sunniti, quindi possono morire senza che gli ayatollah se ne preoccupino)? Una possibile ma solo parziale spiegazione: l'Iran ha bisogno di un nemico "forte" (Israele, pesantemente sostenuto dagli USA dell'attuale presidente) per giustificare la propria politica interna. Eppure, così facendo, è evidente che l'Iran si autodistrugge. Siamo al terzo evento bellico tra USA e Iran in sei anni, senza contare gli atti di guerra compiuti da Israele, eppure le reazioni dell'Iran finora sono state minime.
L'aspetto che viene sempre ignorato è quello delle relazioni di tutte le parti in causa con il Cremlino:
-l'Iran è alleato del Cremlino, per conto del quale in passato si è dedicato (insieme al Venezuela) al finanziamento di movimenti politici europei favorevoli agli interessi della Russia, alla quale ora l'Iran fornisce armi per la guerra in Ucraina
-Hamas è amica del Cremlino, tanto che dopo il 7 ottobre 2023 vi ha mandato suoi rappresentanti a farsi ringraziare per avere distolto il mondo dalla guerra russa in Ucraina; peccato che Israele avesse già cominciato in risposta il genocidio a Gaza
-il premier israeliano è amico del Cremlino, con cui è in affari tramite l'oligarca russo-israeliano Lev Leviev, che tra le sue varie attività è costruttore di insediamenti illeciti israeliani in Cisgiordania
-l'attuale presidente USA, più che amico, è una risorsa obbediente del Cremlino (come si è visto nel suo incontro con il presidente russo in Alaska nel 2025); storicamente gli USA sono alleati di Israele fin dalla Guerra Fredda, ma durante il genocidio a Gaza la Casa Bianca (nell'amministrazione Biden, intermedia tra le due dell'attuale presidente, politicamente di segno opposto) cercò di farvi arrivare aiuti umanitari nonostante il blocco imposto dal governo israeliano; beninteso, l'attuale presidente ha sposato appieno la causa del premier israeliano, anche perché in questo modo tutti e due possono continuare a fare insieme anche gli interessi del Cremlino.
L'attuale presidente USA è - come spiegherò meglio in un prossimo post - al servizio del Cremlino ed entrambi sono amici del premier israeliano, quindi ha senso che ora gli USA favoriscano il massacro a Gaza, che continua nonostante i falsi "accordi di pace" in proposito e la fasulla Board of Peace di Washington. Ma il Cremlino è anche amico dell'Iran, quindi perché il presidente USA oggi bombarda Teheran, evidentemente con il permesso del suo padrone russo? Per trovare una spiegazione, torniamo indietro di sei anni.
A inizio 2020 il presidente USA di allora e di oggi ha come consulenti per la sua politica nei confronti dell'Iran i MEK: i dissidenti della Rivoluzione iraniana del 1979 che, dopo essere stati per qualche tempo considerati terroristi, sono diventati un'organizzazione con basi a Parigi e in una città in Albania, finanziata da Israele e a sua volta finanziatrice di politici repubblicani USA e del partito dell'estrema destra spagnola Vox (quest'ultimo sostenuto anche da un oligarca russo). Quando nel gennaio 2020 il presidente USA viene (invano) sottoposto al primo impeachment con l'accusa di essere sotto l'influenza del Cremlino, ha bisogno di distrarre i connazionali con un "successo" militare, sicché uccide con un attacco di droni il generale iraniano Soleimani dei Pasdaran (IRGC) in trasferta a Baghdad. L'Iran minaccia ritorsioni, ma tutto finisce quando "per sbaglio" i Pasdaran abbattono con un missile un aereo civile ucraino in fase di decollo dall'aeroporto di Teheran (176 vittime) dicendo di averlo scambiato per un missile americano in arrivo su Teheran.
Ancora più strano: nell'aprile 2024 il governo israeliano ordina un attacco missilistico sull'ambasciata iraniana a Damasco, Siria, uccidendo 16 persone tra cui sette ufficiali dei Pasdaran e uno di Hezbollah, un atto di guerra in piena regola contro Siria e Iran, cui però l'Iran risponde solo con una rappresaglia simbolica. Le stranezze continuano con la morte in un "incidente di elicottero" del presidente iraniano Raisi e del suo ministro degli Esteri nel maggio 2024; con l'Operazione Grim Beeper del settembre 2024, durante la quale Israele uccide trenta membri di Hezbollah muniti a loro insaputa di cercapersone contenenti esplosivo e dodici civili vicini a loro (ci si aspetterebbe che certe attrezzature a Hezbollah le procuri l'Iran, non Israele); poi con la Guerra dei Dodici Giorni in cui Israele e USA bombardano i siti del programma nucleare in Iran nel giugno 2025. Il Cremlino non ha nulla da ridire se due suoi amici colpiscono un altro suo amico. Infine, arriviamo all'inizio di una nuova guerra di USA e Israele il 28 febbraio 2026, con bombardamenti su Teheran e almeno un centinaio di vittime civili (in una scuola elementare, secondo le notizie dall'Iran).
L'Iran è reduce da una nuova ondata di proteste popolari tra dicembre e gennaio dovute alla crisi economica. con la solita conseguente repressione, impiccagioni incluse. Il motivo, dice invece il regime, è che la gente è stata sobillata dagli USA e dalla "perfida" Europa (che, grazie alle numerose infiltrazioni dal Cremlino, su molte scelte politiche non riesce a mettersi d'accordo nemmeno al proprio interno, ma tutti i fanatici la vedono sempre come il Male Assoluto). Un ottimo pretesto per il presidente USA, che ha bisogno di nuovi successi militari per ipnotizzare i connazionali, dato il suo basso indice di gradimento in vista delle elezioni di Midterm: oltre a colpire il programma nucleare iraniano (che a suo dire aveva già "obliterato" nel giugno 2025, ma evidentemente non l'aveva obliterato abbastanza) ora promette di "liberare" il popolo iraniano, a parte uccidere innocenti sotto le bombe.
Nessuno - tranne il Cremlino - ha autorizzato USA e Israele a "liberare" l'Iran, definizione che implicherebbe sostituire un regime dittatoriale con un governo democraticamente eletto. Al momento però è disponibile solo il figlio dello Shah, Reza Pahlavi Jr., che forse, avendo finito i soldi di famiglia, ha interessi economici a tornare sul trono; ma dubito che abbia sostegno sufficiente dalla popolazione, che non credo ricordi con particolare affetto la dinastia. L'unico esempio di un'operazione di "cambio di regime" del presidente USA (anche quella chiaramente una concessione del Cremlino) è stato in Venezuela, dove ha sequestrato illecitamente l'uomo in carica e sua moglie, lasciando però in piedi lo stesso governo di prima.
Significa che il Cremlino ha ordinato al suo uomo alla Casa Bianca di apportare una modifica al regime iraniano? In sostanza, c'è un'altra fazione iraniana che ambisce al potere a Teheran e che gode dell'approvazione del Cremlino, e quindi trarrebbe vantaggio dalla morte di Khamenei e del capo dei Pasdaran, sinora fedeli agli ayatollah? L'eliminazione mirata di Soleimani, del presidente Raisi, degli emissari Pasdaran all'ambasciata di Damasco, era finalizzata a minare il gruppo di potere dominante per favorire l'altra fazione? E la caduta di al-Assad in Siria, la perdita di potere di Hamas con il genocidio a Gaza, i colpi inferti a Hezbollah in Libano e agli Houthi nello Yemen rientrano forse in un taglio generale delle spese all'estero dell'Iran, coordinata dalla fazione iraniana che vuole prendere il potere? Oppure l'altra fazione viene solo usata, con la promessa di essere mandata al potere, ma il Cremlino ha altri progetti e al momento opportuno la farà togliere di mezzo? Difficile dirlo: nei paesi in cui anche le lotte interne rimangono segrete, si può capire qualcosa solo parecchio tempo dopo che si è spento l'eco delle bombe. E, da quanto minaccia il presidente USA, potrebbe non essere molto presto.

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