Redacted: Al fianco della Spagna

Joan Mirò "Aidez l'Espagne", 1937 (fotocappi) 

Dopo le dichiarazioni del premier spagnolo Pedro Sanchez in merito alla guerra contro l'Iran, da lui ribadite anche il 4 marzo, ho notato che molte persone sulle reti sociali hanno espresso apprezzamento e ammirazione nei suoi confronti, che personalmente condivido. Ma forse non si sa che due anni fa Sanchez rischiò di dover lasciare l'incarico, a seguito di un tentato "golpe silenzioso" a cui però riuscì a dare una reazione efficace.
Riprendo allora dall'articolo precedente il discorso sulla Spagna, che continuerà in questo e in post successivi, per sottolineare come ancora una volta sia in questo Paese - anche se per fortuna non nei termini drammatici del passato - che si combatte la battaglia fra dittature internazionali e democrazia.
Per farvi capire cosa intendo, devo innanzitutto ricordare quanto vi accadeva esattamente 90 anni fa, perché a volte la Storia permette di capire il presente.

La Guerra Civile
Nel 1936 la Spagna, in quel periodo una repubblica. era un paese democratico. In Europa erano emerse le dittature: in Italia dal 1922, in Germania dal 1933. L'URSS - anche se utilizzava un "marchio" differente - lo era già diventata poco dopo la Rivoluzione del 1917.
Il 17 luglio 1936 la ribellione militare capeggiata in Spagna dal generale Francisco Franco, emulo del Duce italiano, non riuscì a prendere il potere in un colpo solo, ma spezzò in due il Paese: una parte in mano ai ribelli franchisti e una parte ancora fedele alla Repubblica Spagnola. Ebbe inizio la sanguinosa e devastante Guerra Civile, che si sarebbe protratta fino al 1° aprile 1939, quando i franchisti riuscirono a sopraffare definitivamente la Repubblica.
Come ben sanno gli storici, la Guerra Civile spagnola fu la prova generale della Seconda guerra mondiale scoppiata subito dopo, il 1° settembre 1939.
Permettetemi un brevissimo riassunto.

Dittature contro democrazia
Fin dall'inizio della Guerra Civile, Franco chiamò in aiuto il Duce, che nell'agosto 1936 inviò in Spagna truppe, navi e aviazione; nello stesso momento intervenne anche il Terzo Reich, i cui aerei, insieme a quelli italiani, furono responsabili del massacro di Guernica del 26 aprile 1937 (ricordato dal celebre quadro di Picasso).
Da altri paesi, in particolare dagli USA, giungevano in soccorso della Repubblica Spagnola i volontari delle Brigate Internazionali. Anche l'URSS intervenne in favore dei repubblicani; ma riuscì solo a creare scompiglio tra le loro file e a rubare l'oro del Banco de España, che sparì per sempre a Mosca.
La Repubblica, come dicevo, fu sconfitta nella primavera del 1939. La dittatura del caudillo (equivalente spagnolo di "duce") Francisco Franco sarebbe durata per trentasei anni, sino alla morte di questi, nel suo letto, il 20 novembre 1975.
Dopodiché il ruolo di Capo dello Stato venne affidato all'erede della monarchia, Juan Carlos I di Borbone, sotto il cui regno cominciò la Transizione democratica che portò alla Costituzione del 1978. Il 23 febbraio 1981 il re rifiutò di cedere a un tentato colpo di Stato militare, salvaguardando la democrazia spagnola, che pochi mesi fa ha potuto quindi compiere mezzo secolo, sotto il regno del figlio e successore Felipe II e con un'economia in ripresa grazie al governo di Pedro Sanchez.

Perché vi sto raccontando questo?
Perché la democrazia spagnola è di nuovo sotto l'attacco di forze interne ed esterne. E questa volta va sostenuta prima che sia troppo tardi, perché solo in questo modo ci potremo salvare anche noi. "Aiutate la Spagna!" raccomandava il pittore Joan Mirò nel celebre manifesto che riporto in apertura dell'articolo, pubblicato in Francia nel 1937.
Nei prossimi post vi spiegherò cosa sta succedendo.


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