Lo scorso lunedì 23 marzo 2026 il Washington Post ha pubblicato un'inchiesta sulle attività di spionaggio dell'Ungheria a favore della Russia: un reportage importante, perché ne rivela le modalità.
Ma è un "segreto" che tutti conosciamo e di cui di solito non si parla, anche se io ne ho scritto nel mio più recente romanzo di spionaggio (Ultima frontiera, pubblicato in edicola nel dicembre 2025 da Mondadori sotto lo pseudonimo François Torrent, oggi reperibile solo come arretrato o in ebook).
L'Ungheria è membro dell'Unione Europea e della NATO, ma il suo attuale premier Viktor Orban (già in carica tra il 1998 e il 2002, poi di nuovo ininterrottamente dal 2010 a oggi), è un alleato dichiarato della Russia.
Lo vediamo dal fatto che sotto di lui l'Ungheria:
-condivide con la Russia l'orientamento di estrema destra e il fanatismo religioso fondamentalista crtisiano, che si esprimono rispettivamente nell'ostilità contro gli immigrati e i gruppi LGBTIQ+
-è, come la Russia, una dittatura travestita da paese democratico
-continua a finanziare la Russia comprando da questa gas e petrolio che, in cambio dei suoi servigi, riceve a prezzi vantaggiosi
-nell'Unione Europea boicotta le sanzioni imposte alla Russia per l'illecita invasione dell'Ucraina
-nell'Unione Europea boicotta i prestiti all'Ucraina perché questa possa difendersi dall'invasione russa
-accoglie in visita il premier israeliano ed è disposta ad accogliere anche il leader russo, su entrambi i quali pende il mandato d'arresto per crimini di guerra emesso dalla Corte Penale Internazionale (da cui l'Ungheria è uscita nell'aprile 2025, proprio per poter accogliere criminali di guerra senza arrestarli).
Non era difficile supporre che un governo come quello ungherese, alleato della Russia pur facendo già parte sia dell'Unione Europea sia della NATO, fornisse informazioni alla Russia.
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| Budapest: Monumento alla Liberazione (fotocappi) |
L'aspetto più clamoroso: pare che il ministro degli Esteri ungherese Fijjarto, quando partecipava a riunioni a porte chiuse con i suoi colleghi eruopei, riferisse telefonicamente in tempo reale ciò che venivva discusso al ministro degli Esteri russo Lavrov.
Lo stesso accade durante le riunioni della NATO.
Dal momento che la la Russia ha scelto di essere nemica dell'Unione Europea e della NATO, l'Ungheria compie azioni di spionaggio a favore di una potenza straniera avversaria.
Non solo: dati i legami personali di premier e ministro degli Esteri ungheresi non solo con il leader e il ministro degli Esteri russi, ma anche con il premier israeliano, è probabile che a loro volta i servizi segreti di Tel Aviv ricevano rapporti dettagliati su tutte le decisioni dell'Unione Europea e della NATO.
In ogni caso, le rivelazioni sullo spionaggio ungherese per conto di Mosca arrivano in un momento delicato.
Per quanto l'Ungheria si stia trasformando sotto Orban in una dittatura di estrema destra e fondamentalismo cristiano, esiste ancora un margine per la democrazia: in aprile ci saranno nuove elezioni e questa volta l'attuale premier non è il candidato favorito.
Per cambiare le carte in tavola, l'SVR (il servizio segreto russo per le operazioni all'estero) ha proposto di organizzare una messinscena al fine di ribaltare la situazione (il termine usato in inglese è gamechanger): un falso attentato a Orban durante la campagna elettorale.
Il modello è chiaramente quello usato con successo per le elezioni negli USA con l'attentato del luglio 2024 al candidato repubblicano (ricordate il suo orecchio asportato da un proiettile, che però, una volta tolta la benda, risultava perfettamente sano?)
Ma il premier ungherese ha preferito evitarlo.
D'altra parte in questi casi:
-il finto bersaglio deve essere molto bravo a interpretare la messinscena, fingersi ferito, ma rimettersi in piedi per esaltare la folla
-perché la messinscena risulti efficace, bisogna uccidere "accidentalmente" qualcuno tra il pubblico, quindi si devono sparare proiettili veri, che potrebbero colpire per errore anche il finto bersaglio
-inoltre occorre trovare un presunto attentatore, di cui subito dopo dovrà essere trovato il cadavere da presentare al pubblico: in questo caso l'ideale sarebbe un immigrato transgender disposto a farsi ammazzare, cosa che vedo un po' difficile; quindi bisogna ucciderlo prima e poi sistemarlo da morto nel punto giusto, oppure fingere che il mancato killer sia riuscito a fuggire, per poi ammazzare il capro espiatorio in un secondo tempo e allestire prove false a suo carico.
Il fatto è che negli USA di ragazzini fanatici e imbecilli con un fucile se ne trovano tanti, mentre in Ungheria è più difficile, perché le leggi sulle armi sono assai più restrittive.
Senza contare che ormai il falso attentato (e il suo parente stretto, il falso colpo di Stato) sono stati usati così tante volte da diventare poco credibili.
Quindi il premier ungherese ha optato per un'alternativa molto meno rischiosa: il video elettorale con testimonial internaizonali che invitano a votare per lui.
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| Budapest: il Parlamento (fotocappi) |
Tra i numerosi esponenti politici internazionali che hanno partecipato al video elettorale in favore del premier ungherese Viktor Orban, l'alleato del premier russo contro Unione Europea e NATO, troviamo:
-Giorgia Meloni, presidente del Consiglio in Italia, che non figura nella lista ufficiale degli amici del leader russo, ma tra quella degli amici del presidente USA (che, come ho spiegato altrove, è al servizio del leader susso)
-Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio in Italia e fan dichiarato del leader russo, da tempo sostenitore del premier ugherese; entrambi i loro partiti sono finanziati dalla Russia tramite organizzazioni religiose internazionali come CitizenGo.
-Marine Le Pen, leader del Rassemblement National francese, di estrema destra, che ha perso le elezioni nel suo paese per i suoi legami diretti con il leader russo
-Javier Milei, presidente argentino vicino al presidente USA, che in questi giorni è impegnato a impedire le indagini sulle vittime e sui desaparacidos della dittatura estremista militare salita al potere con il colpo di Stato di cinquant'anni fa esatti
-Santiago Abascal, leader del partito spagnolo di ultradestra Vox, finanziato dalla Russia tramite organizzazioni religiose internazionali come CitizenGo, ai comizi del quale ha partecipato anche l'attuale presidente del Consiglio italiana
-Alice Weidel, leader dell'AfD tedesca, partito di estrema destra sostenuto dal miliardario Elon Musk (celebre per il suo saluto nazista dopo avere ricevuto un incarico da parte dell'amministrazione USA nel 2024)
-Mateus Morawiecki, ex premier della Polonia noto per le sue posizioni filorusse e antieuropee, ex leader del partito PiS (Diritto e Giustizia) finanziato dalla Russia tramite organizzazioni religiose internazionali come CitizenGo
-Benjamin Netaniahu, premier israeliano, legato da amicizia e affari con il leader russo, legato da amicizia e guerre con il presidente USA, e criminale di guerra su cui pende un mandato d'arresto da parte della Corte Penale Internazionale.
Se tutti costoro sostengono la rielezione del premier ungherese legato al leader russo, è evidente che stanno facendo tutti gli interessi del leader russo.
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| Budapest: il Parlamento (fotocappi) |
Nella mia recente, lunga e dettagliata ricostruzione di quanto accade oggi nel mondo, citavo alcuni degli obiettivi del leader russo per realizzare il suo progetto imperialista:
-demolire l'Unione Europea, che raccoglie e rafforza politicamente ed economicamente vari paesi, inclusi molti fuoriusciti trentacinque anni fa dal dominio diretto o indiretto della Russia (Ungheria compresa)
-demolire la NATO, che oggi più che mai ha unicamente un ruolo difensivo e, proprio per questo, ha ricevuto richieste di adesione sia dai Paesi dell'Europa Orientale usciti dalla sfera di influenza russa (Ungheria compresa), sia da Paesi a lungo neutrali (Svezia e Finlandia).
Nessuno vuole più essere invaso o dominato dalla Russia, che è invece l'obiettivo del suo presidente: fare la Russia di nuovo grande, in tutti i sensi.
Il filosofo politico Aleksandr Dugin, ispiratore dell'espansionismo militare di Mosca, ha addirittura stabilito anni fa che la Russia dovrà dominare l'intera Europa occidentale, fino al Portogallo.
Quindi da qualche parte bisognerà pur cominciare.
La minaccia russa è reale.
La maggior parte di voi, per motivi anagrafici, non può ricordare quando la Russia ha invaso Finlandia, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania; o quando in Ungheria e Cecoslovacchia ha soffocato con i carri armati governi giudicati non abbastanza obbedienti a Mosca.
La maggior parte di voi sente solo, in tv e su Internet, la voce degli influencer dell'informazione, che vi raccontano che la Russia sarebbe "un paese pacifico che non fa mai guerre con nessuno" e tacciono sulle guerre imperialiste russe degli ultimi vent'anni in Cecenia, Georgia, Tajikistan e Transnistria, per non parlare dell'Ucraina.
Si potrà obiettare che dopo quattro anni, in Ucraina, la Russia che, sempre secondo gli influencer dell'informazione, "avanza trionfalmente dal 2022" non ha fatto grandi passi avanti rispetto ai primi attacchi del 2014.
La Russia si basa, più che sulla strategia militare, soprattutto su una cieca manifestazione di forza, sprecando le vite dei suoi militari e gli armamenti la cui produzione arricchisce gli oligarchi che se ne occupano.
Tuttavia la Russia può contare su qualcosa di più raffinato: un'ampia tradizione di spionaggio, infiltrazione e disinformazione, quest'ultima adeguata sapientemente alle nuove tecnologie.
Si chiama "guerra ibrida".
E non si limita solo a Internet.
Passa anche attraverso le elezioni in Ungheria.


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