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| Immagine realizzata mediante AI |
Nel 2017 una vasta regione della Spagna (l'area in grigio nella cartina qui sotto) rischiò l'occupazione militare russa: non è fantapolitica, è accaduto sul serio.
L'obiettivo: impadronirsi di un'area strategica sul Mediterraneo, equivalente del Kaliningrad Oblast sul Mar Baltico o della penisola di Crimea sul Mar Nero, quest'ultima già occupata dalla Russia nel 2014.
L'occasione: la possibile fuoriuscita simultanea da Spagna, Unione Europea e NATO della Comunità Autonoma della Catalogna, intenzionata dopo l'indipendenza a estendere il proprio controllo alle Comunità di Valencia e Baleari.
Il metodo: ripianare il debito pubbico catalano con finanziamenti russi e insediare nell'area 10.000 militari russi.
Se ciò fosse avvenuto, costa orientale spagnola e Baleari sarebbero state in mano alla Russia e oggi ne ospiterebbero basi aeronavali, ma il piano non andò a buon fine.
È venuto alla luce nel 2020 ed è stato reso pubblico nel 2022, ma non ho mai sentito nessuno tirare le somme e metterne in evidenza proporzioni e gravità.
C'era una volta la Catalogna
Tutto ha origine nella regione spagnola affacciata sul Mediterraneo, dalla forte identità linguistica e culturale, con capoluogo Barcellona (l'area in grigio nella cartina più in basso).
Nei millenni la Catalogna fu parte dell'Impero Romano, del Regno di Aragona, del Regno di Maiorca, della Spagna monarchica e repubblicana.
Fu relativamente "indipendente" durante la Guerra Civile spagnola scoppiata nel 1936, quando, rimasta fedele alla Repubblica, combatté contro gli insorti del futuro dittatore Franco e dei suoi alleati nazifascisti.
In quegli anni la Catalogna fu vittima di bombardamenti dell'aviazione italiana alleata di Franco e (già allora) di tentativi della Russia di Stalin di prenderne il controllo.
Poi, come il resto della Spagna, nel 1939 la Catalogna cadde sotto la dittatura e la repressione (politica, sociale e linguistica) di Franco, fino alla morte di questi nel 1975.
Con la democrazia e la Costituzione del 1978, la Spagna divenne uno stato federale suddiviso in Comunità Autonome, ognuna con il proprio governo, e la Comunità Autonoma della Catalogna ottenne un notevole grado di indipendenza e l'uso della propria lingua.
Il catalano fu riconosciuto come una delle quattro lingue ufficiali in Spagna e, a dire il vero, imposto anche a Comunità vicine (Valencia, Baleares), dove si parlavano invece lingue proprie - affini ma diverse - e spagnolo, detto anche "castigliano".
La Catalogna ebbe quarant'anni di governo "catalanista" di centro-destra, con il partito Convergencia i Unió poi evolutosi, tra scissioni e riunioni, in Junts per Catalunya.
Ma, fin dall'Ottocento, la borghesia catalana ambiva all'indipendenza dalla Spagna, per non condividere le proprie ricchezze con altre regioni, anticipando di un secolo la Lega Lombarda, poi Lega Nord, nell'Italia settentrionale.
Negli anni Duemila, Junts soffiò sul fuoco dell'indipendentismo, rischiando di portare a una guerra civile catalana.
Il gioco del separatismo
Nel nuovo millennio il catalanismo accentuò il discorso populista: una Catalogna indipendente sarebbe stata più ricca.
Parlare ai portafogli funzionava, specie dopo la crisi economica globale: la colpa non era certo del governo centrale spagnolo (ai tempi, quello di Zapatero), ma bisogna sempre trovare un capro espiatorio.
Guarda caso, con la separazione, certi leader catalanisti, sotto inchiesta per denaro illecito nel paradiso fiscale di Andorra, sarebbero sfuggiti alla giustizia spagnola.
La spinta indipendentista si estendeva a Valencia e Baleari, in cui già ogni insegnamento scolastico era solo in catalano, portando a episodi di discriminazione verso chi parlava spagnolo o lingue locali.
Ma questi dettagli non vengono mai raccontati.
Perché agli occhi del mondo - grazie anche all'alleanza tra Junts (sempre più a destra) e partiti regionali di sinistra - il popolo catalano doveva apparire in lotta per la libertà, oppresso dal governo centrale spagnolo.
Molti, all'estero, ignorando la vera situazione, credevano che l'indipendentismo catalano fosse una battaglia "di sinistra".
La propaganda russa sosteneva la narrativa attraverso i suoi giornali online in varie lingue, anche perché, con la tensione crescente, i non-catalanisti rafforzavano le schiere di Vox, partito nazionalista spagnolo di estrema destra finanziato da Mosca.
il fine dichiarato non era solo l'indipendenza catalana, ma la creazione di un nuovo Stato che riunisse i "Paesi Catalani", includendo la regione di Valencia e le Baleari, in cui erano già attivi gruppi politici favorevoli all'annessione alla Catalogna indipendente.
Insomma, si trattava di suprematismo e imperialismo su scala regionale: quella che da decenni veniva chiamata dictadura catalanista si avvicinava a diventare realtà.
Nel 2017, il governo autonomo catalano fece il primo passo: indire un referendum per la separazione.
A differenza di quanto accaduto nel Regno Unito con la Scozia, il referendum non era in accordo con la Costituzione spagnola, quindi era illegale, ma venne finanziato dal governo autonomo con fondi pubblici.
Fu celebrato il primo ottobre 2017, senza alcun controllo, e la partecipazione di meno di metà della popolazione catalana.
Vinse - si fa per dire - il sì e il giorno dopo fu dichiarata la Repubblica Catalana, che non venne riconosciuta da nessuno, nemmeno dalla Russia, che come spesso avviene rimase a guardare.
Di fatto, il governo autonomo catalano stava tentando un colpo di Stato, tra disordini di piazza e occupazioni dell'aeroporto di Barcellona.
Se la Repubblica Catalana fosse esistita veramente, la Catalogna sarebbe uscita da Spagna e NATO, già di per sé un grande vantaggio per la Russia.
Ma sarebbe uscita anche dall'Unione Europea, un disastro commerciale per tutte le imprese catalane che si basavano sul mercato europee: da mesi molte aziende erano costrette a trasferire la propria sede in altre regioni della Spagna.
Ma il danno economico peggiore sarebbe stato il debito pubblico catalano, che non sarebbe più stato ripagato dal governo centrale di Madrid.
Altro che "saremo tutti più ricchi".
La Catalexit, come venne chiamata, avrebbe distrutto l'economia di una delle regioni più ricche della Spagna e dell'Europa, così come la Brexit, i cui sostenitori erano stati finanziati da Mosca, stava facendo a pezzi quella del Regno Unito.
Perché l'obiettivo primario del leader russo è distruggere l'Unione Europea, un paese dopo l'altro, con ogni mezzo.
Ma c'era un altro obiettivo, ancora più ambizioso.
A questo punto Mosca inviò a Barcellona il suo emissario.
La mossa di Mosca
Mentre da mesi Barcellona era piena di spie russe, il 26 ottobre 2017 Nikolaj Sadovnikov, inviato dal leader di Mosca, si presentò al presidente del governo autonomo catalano alle 17.00 e gli propose:
-di ripianare con finanziamenti russi il debito pubblico catalano
-di "garantire l'indipendenza catalana" con l'invio di 10.000 militari russi.
Insomma, la Russia si sarebbe "comprata" la Catalogna, l'avrebbe occupata come la Crimea e, con il pretesto dei Paesi Catalani, avrebbe potuto estendere il controllo a Valencia e Baleari.
Del resto molti oligarchi russi avevano già acquisito numerose proprietà immobiliari sulla costa catalana e alle Baleari, e da anni nei negozi e sulle insegne si leggevano scritte in russo.
Resosi conto che l'intervento russo avrebbe comportato passare dall'autonomia sotto Madrid alla sudditanza sotto Mosca, il presidente del governo catalano rifiutò la spaventosa "offerta".
Fino ad allora non aveva capito di essere solo una pedina della Russia.
Il leader russo si dovette accontentare di due soli risultati:
-paralizzare per anni la politica della Spagna con la questione catalana
-utilizzarla per far crescere le adesioni al "suo" partito, Vox, contrario all'independentismo e sempre più influente sulla destra spagnola, tanto da condizionare anche il Partido Popular di centro-destra, a quei tempi al governo.
Solo l'ascesa al potere centrale spagnolo da parte del PSOE, il partito socialista di Pedro Sánchez, ha segnato finalmente il ritorno alla pace in Catalogna, con le trattative per l'amnistia dei reati commessi dai separatisti.
La verità è che la maggior parte dei catalani, già in autonomia, non sente alcun bisogno dell'indipendenza: non a caso, dopo quarant'anni di catalanisti al potere, oggi il governo autonomo a Barcellona è a guida socialista e la Catalogna - facendo parte della Spagna - è nell'area europea che meglio affronta la crisi in corso nel 2026.
Il leader russo ha perso "un'occasione d'oro", ma, come vedremo tra poco, non era nemmeno un'idea originale: l'aveva già avuta Benito Mussolini ottant'anni prima.
1938: il piano dell'Italia
Nel 1936, allo scoppio della Guerra Civile spagnola, l'aspirante dittatore Francisco Franco chiese aiuto a Mussolini e Hitler, che intervennero al suo fianco.
Le truppe del Duce occuparono Maiorca, che divenne di fatto una colonia italiana, da cui partivano gli attacchi aerei contro i territori repubblicani della Spagna peninsulare.
È una pagina di storia tenuta sotto silenzio in Italia, anche perché la repressione fascista sull'isola occupata causò migliaia di vittime.
Maiorca era "una portaerei inaffondabile", la stessa definizione data poi a Kaliningrad sul Mar Baltico, e Mussolini già pensava di utilizzarla nell'imminente nuova guerra in Europa, perché gli avrebbe consentito il dominio assoluto del Mediterraneo.
Le pressioni internazionali gli imposero invece di restituire Maiorca alla Spagna nel 1939, ma il Duce aveva già un piano di riserva.
Nel 1938 il suo servizio segreto, l'OVRA, aveva acquistato da privati vaste proprietà immobiliari a Maiorca, allo scopo di allestirvi nuove basi e mandarvi coloni italiani.
L'obiettivo finale, stabilito a Roma nel dicembre 1938, era occupare di nuovo le Baleari e impadronirsi della Catalogna, rendendole parti dell'Impero.
Tutti i documenti relativi sono stati portati alla luce dallo storico spagnolo Manuel Aguilera Povedano nel suo libro Un'occasione d'oro per Mussolini (2022).
Il piano del Duce non fu realizzato perché la Spagna - che ancora non si era ripresa dalla distruzione della Guerra Civile finita nel 1939 - si mantenne neutrale nella Seconda guerra mondiale, anche se gli aerei italiani potevano fare scalo a Maiorca durante le loro incursioni contro gli Alleati.
Ma questo dimostra che l'area Catalogna-Baleari, ambita dal Duce allora e dal Cremlino oggi, è un territorio chiave per dominare il Mediterraneo, specie ora che - con la caduta del regime siriano di al-Assad - la Russia ha perso la base navale di Tartus in Siria.
Ma, al momento, né i soldati russi né i mercenari nazisti russi del Gruppo Wagner (oggi ribattezzati Afrika Korps) marciano sulla spiaggia di Magaluf o sotto la Sagrada Familia.
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Come sempre, molto interessante
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