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| Veduta di Budapest (fotocappi) |
In un articolo precedente, intitolato Spie contro l'Europa, ho riportato le recenti notizie sulla collaborazione spionistica tra Russia e Ungheria, che coinvolge anche il ministro degli Esteri del governo del premier Orbán.
Ormai non c'è (quasi) più bisogno di "talpe" infiltrate nella politica, nella diplomazia o nelle agenzie di spionaggio occidentali: leader di partiti e figure di governo lavorano apertamente per e con il governo russo.
Ma, a una settimana dalle elezioni in Ungheria, c'è stata una maldestra operazione di propaganda, che non ha fatto che confermare le intenzioni della Russia.
Il premier ungherese Viktor Orbán, leader del partito Fidesz (da tempo su posizioni di estrema destra e fondamentalismo cristiano), è amico dichiarato di Mosca, come dimostra presentandosi servile al suo padrone per godere delle forniture di gas russo.
Ed è anche manifestamente nemico dell'Ucraina, come conferma intervenendo all'Unione Europea per boicottare gli aiuti al Paese invaso oltre quattro anni fa dalle truppe russe.
Il premier Orbán è al potere a Budapest da sedici anni, vincendo ripetutamente le elezioni grazie alle paure instillate nella popolazione.
Ha convinto gli ungheresi che, se non fosse per lui, strenuo difensore della Morale Cristiana, presto saranno invasi da immigrati, gay e lesbiche; e che gli ucraini blocchino le forniture di gas russo all'Ungheria.
In questo gli è stato d'aiuto assumere, tramite un'agenzia statale, il controllo quasi completo dell'informazione o meglio della disinformazione.
Non è però ancora riuscito a trasformare al cento per cento l'Ungheria in una dittatura, il che significa che alle prossime elezioni, domenica 12 aprile 2026, potrebbe persino essere sconfitto dal candidato dell'opposizione Peter Magyar.
Intendiamoci: il rivale di Orbán è stato esponente di Fidesz e suo ministro degli Esteri, ma nel 2024 ha assunto posizioni critiche, si è dimesso e ha fondato un proprio partito (Tisza).
Stiamo parlando perciò di un leader dell'opposizione che forse è solo un po' meno a destra. Tuttava il processo autocratico di Orbán, che tutto il mondo sa essere al diretto servizio di Mosca, rischia di essere interrotto dalla sconfitta elettorale.
La Russia deve mantenere Orbán al potere con ogni mezzo.
Ne ho già parlato: nel gennaio 2026 vari politici della destra mondiale si sono mobilitati, partecipando a un video collettivo a sostegno di Orbán.
Il che, a coloro che ancora non lo sapessero, fornisce un elenco quasi completo degli alleati di Mosca in Occidente.
In Italia la premier Meloni e il ministro Salvini; in Francia la leader di RN, Le Pen; in Spagna il leader di Vox, Abascal; in Germania la leader di AfD, Wiedel; in Polonia, l'ex premier Morawiecki, in Serbia, il presidente Vučić.
Ma non mancano, a raccomandare il voto a Orbán, il presidente argentino Milei e, s'intende, il premier israeliano e criminale di guerra Netaniahu, legato a Mosca da rapporti nemmeno troppo clandestini di affari e amicizia.
Tutti costoro sostengono Orbán alle elezioni, cosa che sarebbe già una dubbia ingerenza estera nella politica ungherese; ma soprattutto attestano anche il loro appoggio al dittatore russo, il che è di una gravità spaventosa.
Nei loro Paesi tutti costoro si dichiarano "patrioti", ma di fatto confermano di essere al servizio di una potenza straniera che ha intenzioni aggressive nei confronti delle loro popolazioni.
Mancava all'appello sinora il principale burattino di Mosca nel mondo, che tuttavia, a pochi giorni delle elezioni ungheresi, ha mandato a Budapest, per esprimere il proprio sostegno a Orbán, il proprio vicepresidente (e potenziale prossimo presidente degli Stati Uniti d'America) J. D. Vance.
Mentre questi al pubblico parlava in favore di Orbán, il presidente USA in persona ha telefonato dalla Casa Bianca, per dare il suo appoggio all'autocrata di Budapest e ai piani di Mosca sull'Ungheria.
Quante altre prove servono ancora che il dittatore russo, il presidente USA, il premier israeliano e la vasta rete internazionale dell'ultradestra stanno lavorando insieme da anni?
L'SVR, il servizio segreto russo esplicitamente incaricato di operazioni all'estero, ha anche proposto a Orbán di organizzare un falso attentato "contro di lui", sul modello di quello contro Trump in Pennsylvania nel 2024.
Ma il premier ungherese, per i motivi che spiegavo nell'articolo precedente, non ha voluto correre rischi personali.
In sostituzione, domenica 5 aprile 2026, a una settimana esatta dalle elezioni ungheresi, il presidente serbo Aleksandar Vučić (uno dei testimonial pro-Orbán nel video di cui sopra) ha eseguito un'operazione russa di propaganda.
Ha annunciato infatti che in località Kanjiza (Serbia), a poche centinaia di metri da una derivazione del gasdotto Turkstream che porta gas russo in Ungheria, polizia ed esercito hanno trovato due zaini contenenti esplosivo.
L'apparato di disinformazione di Orbán ha immediatamente rilanciato la notizia in chiave di propaganda elettorale: gli ucraini (che insieme a immigrati, gay e lesbiche sarebbero i grandi nemici dell'Ungheria) avrebbero cercato di far saltare in aria il gasdotto.
Anche il ministro degli Esteri russo ha sostenuto che l'attentato fosse di matrice ucraina.
Del resto è da febbraio che Orbán sostiene pubblicamente, senza apportare alcuna prova, che l'Ucraina intenderebbe sabotare le forniture di gas russo all'Ungheria.
In effetti, molti esperti già si aspettavano un finto sabotaggio "sotto falsa bandiera" prima delle elezioni, usando l'Ucraina come capro espiatorio.
Come se non bastassero i sospetti che il presunto attentato al gasdotto (oltretutto non portato a termine, per evitare danni) fosse una volgare messinscena, il direttore Jovanić della VBA, il controspionaggio serbo - evidentemente non allineato con il presidente Vučić - ha smentito le affermazioni di Orbán ed escluso il coinvolgimento dell'Ucraina nell'operazione.
Ma ormai la propaganda è fatta.
Orbán ha modo di influenzare i media ungheresi, convincendo la popolazione che l'Ucraina è nemica attiva dell'Ungheria e che solo lui puo difendere la patria da questa ennesima minaccia.
Una volta di più, qui come altrove in Europa, non contano corruzione al governo, crisi economica e carenze nei servizi pubblici.
Conta chi si proclama difensore da nemici immaginari.

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